Failtè

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martedì 21 febbraio 2012

QUELLO CHE MI PASSA PER LA TESTA SU TOLKIEN

Questa nuova rubrichetta si pone l'obiettivo, tra gli altri, di stimolare un po' di discussione tra i lettori del blog.
Infatti, qui, scriverò quello che mi passa per la testa ogni tanto su Tolkien, sulle sue opere o sul mondo in cui è vissuto, così, senza filtri stilistici, linguistici o moralistici e senza approfondimenti. Prevedo parecchi strafalcioni, e qualche cazzatona, ma ben vengano se stimoleranno una qualche forma di discussione, altrimenti pazienza.


Nonostante abbia raggiunto una ragguardevole età, quando passeggio nei boschi o tra le rocce, continua a guardarmi in giro alla ricerca di qualche segno dell'esistenza della fate. Però lo faccio sempre con meno intensità rispetto a quando ero più giovane. Quando avevo 15 o 16 anni ci credevo veramente alla loro esistenza, a quella del piccolo popolo, degli elfi, o come li volete chiamare. Ora, sempre meno. Allora è vero che la cosiddetta maturità, le responsabilità, il lavoro, gli impegni inderogabili e improrogabili, fanno dimenticare il mondo fatato. Ci impediscono di vederlo. Forse da bambini piccoli, con la mente sgombra dai condizionamenti, qualche esperienza l'abbiamo avuta con questi esseri, ma ci vorrebbe qualche prova tangibile della loro esistenza per ricordarsene. Che io sappia, di prove, non ce ne sono, o, comunque, io non ne ho. Eppure sono convinto che se andiamo in qualche villaggio dell'irlanda o della Lapponia, magari un po' isolati e interroghiamo qualche vegliardo o vegliarda ci diranno che loro qualche rappresentante del piccolo popolo lo hanno incontrato veramente. Così come potrebbe succedere in qualche paesino della nostra Carnia. Allora, forse, potrebbe anche essere che il mondo cosiddetto fatato non è del tutto inventato, ma è solo sparito ai nostri occhi e bisognerebbe ritrovare una vita semplice, selvatica,e genuina, al riparo dalle diavolerie del progresso per rivederlo. Chissà. Io non so se Tolkien ci abbia creduto davvero e, con l'età, si sia rassegnato a dimenticarsene, ma mi piace pensare che sia così e che tale idea ne abbia condizionato in qualche moda anche l'opera letteraria.


Chissà cosa mi passerà per la testa domani.....

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